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L’adolescenza interminabile

Da L’età incerta, di Silvia Vegetti Finzi, Oscar Mondadori, pagg. 161-162

Silvia Vegetti Finzi, in queste pagine, analizza il fenomeno della progressiva dilatazione dell’adolescenza, che le definisce come “adolescenza interminabile” e lo riconduce alla relazione ambivalente (“doppio movimento”) a cui i genitori hanno abituato i propri figli: da un lato, con una comunicazione esplicite e razionale, di incoraggiamento e fiducia (“Diventa grande, autonomo, adulto”), e dall’altro, spinti da meccanismi inconsci di difesa, di trattenimento in una situazione di dipendenza (“Sei ancora piccolo, non sei in grado di sbrigartela da solo”). Tutto ciò rende ancor più difficile, perché appesantita da un carico di sensi di colpa e da scarsa autostima, quella conquista dell’autonomia, che per l’adolescente rappresenta la sfida primaria.

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Crescendo, gli adolescenti ricordano inevitabilmente a coloro che appartengono alla generazione precedente che il tempo non è una freccia ferma, che gli anni passano anche per loro. E che non sono “immortali”. Paradossalmente, solo se i figli non diventassero mai adulti si avvererebbe il sogno di fermare il tempo, di non invecchiare mai. Di fronte al figlio adolescente che fra non molto prenderà il loro posto sulla scena della vita, i genitori si trovano spesso in balia di sentimenti contrastanti: da un lato la soddisfazione nel vederlo progredire, e dall’altro il desiderio che resti pur sempre il “loro bambino”. Se a livello razionale fanno di tutto per sospingere i figli verso l’autonomia, a livello inconscio si insinua in loro un meccanismo di difesa che li induce a trattenerli in una situazione di dipendenza, accentuando quel “doppio movimento” – due passi avanti e uno indietro – già insito nella crescita adolescenziale, fino a cristallizzarla in una situazione di immobilità. Al messaggio esplicito che comunicano  ai figli – “Diventa grande, autonomo, adulto” – in molti casi si sovrappone così quello inconscio, che colpisce più in profondità: “Sei ancora piccolo, non sei in grado di sbrigartela da solo”, come se i genitori non potessero immaginare che il figlio riesca davvero a cavarsela senza il loro aiuto.

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Gli adolescenti, la musica, le emozioni

La musica riveste un ruolo importante nella vita delle persone e in modo particolare degli adolescenti. La musica permette alle nostre corde più profonde di vibrare e ci fa sentire in modo forte le emozioni che confusamente in noi si agitano. Allo stesso tempo la musica ha un grande potere calmante e perfino catartico (di purificazione… insomma una grande agitazione interiore al termine della quale, però, ci sentiamo come liberati e sereni), rappresentando in modo simbolico, come un oggetto di fronte a noi (e in definitiva come in uno specchio), le angosce e le pulsioni più estreme con le quali da sempre gli esseri umani si sono confrontati. Queste pagine di Silvia Vegetti Finzi, mi sembrano particolarmente illuminanti e quindi ne consiglio a tutti la lettura.

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Da L’età incerta, di Silvia Vegetti Finzi, Oscar Mondadori, pagg. 172-174

Il linguaggio universale che attraversa le culture giovanili da una parte all’altra del pianeta è la musica: un sogno a tutto volume che esalta le emozioni, amplifica i desideri, dilata le fantasie. Nelle sue infinite variazioni la musica fa da sfondo all’adolescenza, segnando di generazione in generazione un’età, un’epoca, un  modo di vivere, di soffrire e di amare. Chi non ha mai provato uno struggente senso di nostalgia nel riascoltare per caso un ritmo, una voce, una canzone che rievoca il tempo della giovinezza? Ma oggi la musica non è più circoscritta a momenti particolari: dilaga sempre e ovunque. I ragazzi vivono immersi in un mare di suoni che scandiscono la loro vita come un leitmotiv permanente. Ascoltando musica da soli, in coppia, in gruppo o in centomila. Nella loro stanza, per strada, nel metro. Ai concerti, in discoteca, in birreria. Mentre studiano, leggono, pensano, parlano, discutono, fanno l’amore.

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Les Choristes – I ragazzi del coro

Visto che abbiamo ancora qualche giorno di vacanza forzata, vi consiglio la visione di un film.

Se vi è piaciuta questa musica, dovete assolutamente vedere il film “Les choristes – I ragazzi del coro”. È un film che tratta il tema dell’educazione in modo molto commovente e coinvolgente. Riporto un brano, che prelevo dal sito di cinema Mymovies, del commento di una studentessa: “Ho visto questo film con la mia classe poco tempo fa. A parer mio è stupendo; racchiude in sè il fragile filo che tiene attenti i ragazzi in una materia scolastica, cosa che non è sempre facile ottenere … La tattica del canto è ottima, la passione che il maestro ci mette coinvolge tutti e l’impegno dei ragazzi è una diverso sbocco per i sentimenti negativi che li spingevano alla ribellione. Ho trovato che anche l’interpretazione sia molto buona, i sentimenti sembrano appartenere davvero all’attore oltre che al personaggio”. Riporto anche un altro commento, sempre da Mymovies, che mi pare stimolante: ” Sono i bambini, le loro emozioni, le loro paure, le loro speranze ad essere protagoniste, a ricordarci che mai, mai, un bambino può essere segregato o inibito nelle proprie passioni o potenzialità. E qui viene in soccorso la musica, l’ altra grande protagonista del film. E’ attraverso essa che i ragazzi “migliorano”, una musica educatrice che li compatta, che li rende più responsabili, che fornisce un appoggio nel caotico mare delle loro pulsioni frustrate. Le regole ferree non servono, un bambino circondato da regole si comporterà sempre, appena ne avesse la minima possibilità, come una tigre uscita dalla gabbia. La musica è il collante, la passione che li farà tornare vivi e, in un certo senso, “puri”. Ed è sempre attraverso la musica che viene fuori lo straordinario personaggio di Morhange (eccezionale il giovane attore), ragazzo ribelle dalla voce meravigliosa, talento purissimo che rischiava di appassire tra le mura asfissianti dell’istituto.E lui diventa il simbolo di tutti, il simbolo della bellezza, della meraviglia, della dolcezza che OGNI bambino dovrebbe avere la possibilità di vivere e dimostrare. Il sorvegliante Mathieu non è un eroe, è solo una persona che conosce l’importanza dell’infanzia, e sa che quando questa viene corrotta o inibita rovina irrimediabilmente la vita futura. Film che commuove e a volte diverte, ma sempre sotto le righe, con garbo”.

Buona visione! Fatemi sapere come vi è sembrato.

Stand by me – Ricordo di un’estate

Stand by me. Un bellissimo film sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza, sulla difficoltà di crescere e sull’importanza dell’amicizia, ma anche sui grandi temi esistenziali della vita e della morte.

Su Doceo, i commenti degli studenti.

Le parole di Silvia Vegetti Finzi mi sembrano molto adatte a questo film: <<L’addio all’infanzia non è mai indolore. Porta sempre con sé un senso di perdita e di rinuncia: un “lutto” che diventa anche più difficile da elaborare quando la prima stagione della vita non è stata pienamente vissuta”>>.

L’arcipelago delle emozioni

Eugenio Borgna è uno psichiatra di orientamento fenomenologico (una psichiatria non schiacciata sulla componente medico-ospedaliera, ma che si pone all’ascolto delle emozioni e dialoga con altri contributi delle Scienze Umane, dalla Filosofia alla Letteratura). In questo testo l’autore mette in luce, con un linguaggio molto suggestivo, anche se non sempre sistematico, le caratteristiche e lo svolgimento delle emozioni che costellano la nostra vita quotidiana. Molto interessanti sono le pagine dedicate alla gioia, che non è la felicità, e alla vergogna. Interessante anche la descrizione dei cambiamenti e dei processi emozionali tipici dell’età adolescenziale, di cui riporto un piccolo brano: “Il salto radicale e profondo tra l’infanzia e l’adolescenza è rappresentato, del resto, dal fatto che in questa si delineano improvvisamente e vertiginosamente le grandi domande sul senso della vita e della morte: sul senso del vivere e del morire; e nascono i grandi ideali a cui consegnare un senso alla vita. Ma queste domande, e questi ideali, si confrontano con le debolezze e le abitudini, con il silenzio e la lontananza del mondo degli adulti; e allora ne scaturisce non di rado la ricerca della solitudine: il distacco dal mondo e dalle cose del mondo, e il ripiegamento nella propria interiorità e nella solitudine”.

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