Scienze Umane

Home » Psicologia » Adolescenza » L’adolescenza interminabile

L’adolescenza interminabile

Da L’età incerta, di Silvia Vegetti Finzi, Oscar Mondadori, pagg. 161-162

Silvia Vegetti Finzi, in queste pagine, analizza il fenomeno della progressiva dilatazione dell’adolescenza, che le definisce come “adolescenza interminabile” e lo riconduce alla relazione ambivalente (“doppio movimento”) a cui i genitori hanno abituato i propri figli: da un lato, con una comunicazione esplicite e razionale, di incoraggiamento e fiducia (“Diventa grande, autonomo, adulto”), e dall’altro, spinti da meccanismi inconsci di difesa, di trattenimento in una situazione di dipendenza (“Sei ancora piccolo, non sei in grado di sbrigartela da solo”). Tutto ciò rende ancor più difficile, perché appesantita da un carico di sensi di colpa e da scarsa autostima, quella conquista dell’autonomia, che per l’adolescente rappresenta la sfida primaria.

**

Crescendo, gli adolescenti ricordano inevitabilmente a coloro che appartengono alla generazione precedente che il tempo non è una freccia ferma, che gli anni passano anche per loro. E che non sono “immortali”. Paradossalmente, solo se i figli non diventassero mai adulti si avvererebbe il sogno di fermare il tempo, di non invecchiare mai. Di fronte al figlio adolescente che fra non molto prenderà il loro posto sulla scena della vita, i genitori si trovano spesso in balia di sentimenti contrastanti: da un lato la soddisfazione nel vederlo progredire, e dall’altro il desiderio che resti pur sempre il “loro bambino”. Se a livello razionale fanno di tutto per sospingere i figli verso l’autonomia, a livello inconscio si insinua in loro un meccanismo di difesa che li induce a trattenerli in una situazione di dipendenza, accentuando quel “doppio movimento” – due passi avanti e uno indietro – già insito nella crescita adolescenziale, fino a cristallizzarla in una situazione di immobilità. Al messaggio esplicito che comunicano  ai figli – “Diventa grande, autonomo, adulto” – in molti casi si sovrappone così quello inconscio, che colpisce più in profondità: “Sei ancora piccolo, non sei in grado di sbrigartela da solo”, come se i genitori non potessero immaginare che il figlio riesca davvero a cavarsela senza il loro aiuto.

Non sempre è così, naturalmente. Ma la capacità dell’adolescente di conquistare la propria autonomia dipende molto dall’immagine di sé che vede riflessa nello sguardo, nelle parole, negli atteggiamenti più spontanei, meno controllati dei genitori, che rivelano la loro attitudine inconscia nei suoi confronti. Per quanto gli adolescenti sembrino poco inclini a lasciarsi influenzare dai genitori, soprattutto quando mantengono con loro un atteggiamento di accesa conflittualità, a livello più profondo, inconscio, assorbono invece come spugne i loro giudizi, soprattutto quelli “non detti”, identificandosi nell’immagine che il padre e la madre proiettano su di loro.

È l’età in cui le fantasie dei genitori sui figli diventano le fantasie dei figli su se stessi, nel bene come nbel male. E se il leitmotiv interiore del padre o della madre è “Tu non ce la farai mai senza di noi”, il figlio a sua volta finisce per autoconvincersi che è così. È anche in questo tipo di comunicazione inconscia, alla quale è più difficile sottrarsi proprio perché sfugge al controllo della ragione, che ha le sue radici il fenomeno sempre più diffuso dell’<<adolescenza interminabile>>. E spesso sono proprio i genitori i primi a lamentarsi dei figli che, ormai vicini alla trentina, “non se ne vanno di casa”. E continuano a vivere da eterni adolescenti, mantenendo una dipendenza affettiva – e spesso materiale – dalla famiglia.

Naturalmente si tratta di un fenomeno al quale concorrono anche ragioni molto concrete, soprattutto di ordine economico: il lavoro precario, la disoccupazione giovanile, il costo esorbitante delle case sono tutti fattori che scoraggiano i giovani a uscire il più presto possibile dalla famiglia e iniziare una nuova vita, in totale autonomia, come ha fatto la maggior parte dei loro genitori. Ma “restare a casa” non rappresenta solo un’ennesima soluzione di comodo da parte di una generazione abituata alle comodità. Il continuo rinvio della conquista dell’autonomia è tra l’altro il riflesso del doppio messaggio sedimentato nel corso dell’adolescenza, in cui la fiducia insita nel desiderio esplicito espresso dai genitori – “Vai avanti, cresci, diventa grande: siamo sicuri che puoi farcela” – si alterna alla sfiducia implicita del messaggio inconscio, che ricalca quello televisivo: “Resta con noi!”. Crescere, diventare autonomi, appare allora come un atto troppo aggressivo, e troppi carico di sensi di colpa. Che l’adolescenza evita di compiere, almeno finché è possibile.

Annunci

3 commenti

  1. carezzadimare ha detto:

    Si. Bellissimo articolo. L’ho condiviso su facebook. Voglio dire che io ho a che fare con un giovane con un talento fuori dal comune e purtroppo l’ho visto distrutto dalla madre per le ragioni così ben descritte nell’articolo. Sto lottando per aiutarlo a superare la distruzione a cui è stato sottoposto perchè credetemi ne vale assolutamente la pena. Sono diventata per lui una figura di sostegno e di speranza come sono diventata il nemico numero uno per sua madre che pure vuole vedere il figlio realizzato. Ma il meccanismo è veramente descritto benissimo. Mi è servito tantissimo leggere questa pagina, diventerà uno strumento di aiuto per me nella speranza di poter aiutare un talento che deve assolutamente prendere il volo.

    • paologiordani ha detto:

      Mi fa piacere che sia stato utile. In effetti questa pagina mi è tornata in mente dopo il suo interessante commento.

      • cristiano ha detto:

        davvero interessante professore =) piano piano ci sto riuscendo anche io ad essere autonomo proprio come descritto nell’articolo e sinceramente mi sento molto meglio più sicuro di me ma ogni tanto ho quel bisogno di parlare però in una relazione più adulta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: