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Gli adolescenti, la musica, le emozioni

La musica riveste un ruolo importante nella vita delle persone e in modo particolare degli adolescenti. La musica permette alle nostre corde più profonde di vibrare e ci fa sentire in modo forte le emozioni che confusamente in noi si agitano. Allo stesso tempo la musica ha un grande potere calmante e perfino catartico (di purificazione… insomma una grande agitazione interiore al termine della quale, però, ci sentiamo come liberati e sereni), rappresentando in modo simbolico, come un oggetto di fronte a noi (e in definitiva come in uno specchio), le angosce e le pulsioni più estreme con le quali da sempre gli esseri umani si sono confrontati. Queste pagine di Silvia Vegetti Finzi, mi sembrano particolarmente illuminanti e quindi ne consiglio a tutti la lettura.

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Da L’età incerta, di Silvia Vegetti Finzi, Oscar Mondadori, pagg. 172-174

Il linguaggio universale che attraversa le culture giovanili da una parte all’altra del pianeta è la musica: un sogno a tutto volume che esalta le emozioni, amplifica i desideri, dilata le fantasie. Nelle sue infinite variazioni la musica fa da sfondo all’adolescenza, segnando di generazione in generazione un’età, un’epoca, un  modo di vivere, di soffrire e di amare. Chi non ha mai provato uno struggente senso di nostalgia nel riascoltare per caso un ritmo, una voce, una canzone che rievoca il tempo della giovinezza? Ma oggi la musica non è più circoscritta a momenti particolari: dilaga sempre e ovunque. I ragazzi vivono immersi in un mare di suoni che scandiscono la loro vita come un leitmotiv permanente. Ascoltando musica da soli, in coppia, in gruppo o in centomila. Nella loro stanza, per strada, nel metro. Ai concerti, in discoteca, in birreria. Mentre studiano, leggono, pensano, parlano, discutono, fanno l’amore.

Oltre a rappresentare un fenomeno culturale di proporzioni vastissime, la musica acquista per i ragazzi significati profondi che spesso sfuggono alla comprensione degli adulti. Il suo linguaggio sempre più multietnico, ricco di messaggi che avvicinano i giovani di ogni razza e cultura, rappresenta un inno di appartenenza al gruppo: un lessico in cui tutti si riconoscono e in cui confluiscono le stesse emozioni condivise. Attraverso una moltitudine di suoni scanditi da parole spesso provocatorie, debordanti, estreme, la musica che gli adolescenti amano parla per loro, esprime quello che è difficile non solo dire ma anche pensare: la ricerca di se stessi, della propria identità, il significato dell’esistere, l’amore, il sesso, il desiderio di rivolta, la violenza, la morte, la speranza.

Per quanto possa sembrare sconvolgente e pervasiva, nel suono come nelle parole, la musica ha un grande potere calmante: consente di dare un significato simbolico a sentimenti, emozioni e angosce che altrimenti rischiano di debordare. Proprio per questo ascoltarla in solitudine crea un clima che favorisce la concentrazione: inutile stupirsi o preoccuparsi, quindi, se i ragazzi studiano a suon di musica. Il suo ritmo, le sue vibrazioni non li distolgono dall’apprendimento: creano invece una barriera che li protegge non solo dalle intrusioni esterne, ma anche dalle proprie ansie.

A livello più profondo, inconscio, come osserva lo psicoanalista Franco Fornari, la musica ha il potere di rievocare quel “bagno di suoni” in cui ognuno di noi è stato immerso prima di nascere, nella vita intrauterina, quando il tempo era scandito dal battito del cuore materno: un altro mondo, per sempre perduto, senza la memoria del quale non sembra possibile vivere. E il cui ricordo riaffiora come una musica interiore dal significato misterioso, inafferrabile in tutto ciò che è ritmo, vibrazione, suono. Con un effetto consolatorio, pacificante, che acquieta le tensioni. Ed è proprio per questo che i ragazzi si chiudono in camera ad ascoltare per ore la loro musica, quando si sentono in ansia, soli, depressi o sovreccitati. O si addormentano cullati dalle percussioni del rap o di una melodia etnica come d a una nuova ninna nanna.

La passione per la musica non manca di aspetti inquietanti, per i genitori: i suoi idoli evocano un mondo di trasgressioni estreme che si riflette non solo nei messaggi delle loro canzoni ma anche nella loro vita. Da Jim Morrison in poi, non si contano i nuovi “poeti maledetti” caduti sull’altare pagano del “sesso, droga & rock’n roll”. E i poster giganteschi con i quali i ragazzi tappezzano la loro camera, affiancandoli a quelli di miti intramontabili come James Dean, non sembrano presagire nulla di buono. Fino a che punto gli adolescenti rischiano di identificarsi in questi eroi negativi e nei loro messaggi? Il dubbio è legittimo, vista l’enorme suggestione che esercitano gli idoli del sound. Si dimentica però che non rappresentano dei modelli di vita reale ma dei miti: sono personaggi emblematici che mettono in scena dal vivo le passioni e le angosce del nostro tempo, proprio come i protagonisti dei grandi romanzi che hanno segnato un’epoca, dal Giovane Werther di Goethe ad Anna Karenina di Tolstoj. Come avviene nel teatro e nella letteratura, anche la trama della loro vita trasfigurata dal mito esercita un effetto catartico: ha il potere di sciogliere l’angoscia attraverso la sua rappresentazione simbolica.

Se gli idoli della musica affascinano tanto i ragazzi, è perché mettono in scena le loro stesse passioni, il loro stesso desiderio di rivolta, di trasgressione, di protesta. Ed è sul piano della fantasia, dell’immaginazione che si identificano con loro, senza bisogno di imitarli per sentirsi esistere. Certo, ci sono anche ragazzi che muoiono per overdose come Jim Morrison, proprio come in piena epoca romantica si uccidevano per amore, come il giovane Werther. Ma se soccombono alla suggestione della droga e della morte non è solo perché si sentono irresistibilmente spinti a imitare i loro idoli. È perché sono approdati all’adolescenza con una struttura psichica e affettiva troppo fragile, vulnerabile, per reggere le trasformazioni di questa età e le angosce di morte che si accompagnano ai processi di separazione in atto. Il vero rischio non viene dall’esterno, dagli eroi negativi e dai loro messaggi, ma da un mondo interiore provo di quella fiducia di base che rende la pulsione di vita più forte della pulsione di morte. È questa base sicura che mette al riparo l’adolescente dalle spinte autodistruttive che, in assenza di un solido argine interiore, possono trovare sbocco nei paradisi artificiali e nella vita spericolata evocati dagli idoli rock come in molte altre forme di disagio giovanile.

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