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Bamboccioni, sfigati, mammoni: la rimozione della colpa

Consiglio la lettura di un interessante articolo di Ilvo Diamanti, in cui la questione attuale della acrimonia del maturo establishment verso i giovani (bamboccioni, sfigati, irriducibili del posto fisso vicino a mamma e papà, fino a ieri simbolo del futuro, oggi considerati emblema della resistenza alla modernizzazione, al pari di tassisti e notai  …) viene vista da un punto di vista sociologico che sfuma quasi nella psicoanalisi, tirando in ballo la categoria del senso di colpa. Colpe dei giovani: quali sarebbero? A guardare le statistiche, molte accuse nei loro riguardi (per esempio che non vogliono muoversi per cercare lavoro) sembrano prive di fondamento. Colpe dei loro genitori: aver accumulato un immane debito pubblico che oggi frena sviluppo economico e mercato del lavoro. Spostare le colpe sui giovani non sarà forse l’effetto di un meccanismo di rimozione delle proprie colpe?
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3 commenti

  1. carezzadimare ha detto:

    Sostanzialmente sono d’accordo con l’articolo. Ma… avendo a che fare con molti giovani vorrei far notare un’altra cosa. Molti di loro vogliono staccarsi da mamma, ma mamma non vuole e fa di tutto per ostacolare il distacco e aggiungere altri problemi ai già citati sopra. Conosco personalmente giovani che trovano qualcosa lontano da mamma, ma mamma ricatta e rende tutto ancora più difficile. Ripeto che parlo per conoscenza diretta. Spero che io abbia conosciuto dei casi isolati. Discutiamone per favore perchè sono molto sensibile al tema volendo personalmente aiutare i giovani e prendere la loro parte anche contro alcuni genitori.

    • paologiordani ha detto:

      Grazie per il tuo commento, non c’è dubbio che esista da parte di molti genitori un atteggiamento ambivalente: da un lato aderiscono alla retorica del luogo comune, lamentandosi che i loro figli non si sistemano e non se ne vogliono andare, e dall’altro lanciano, più o meno inconsapevolmente, continui segnali del tipo “tu non ce la farai mai senza di noi”. Tuttavia, credo che l’atteggiamento giusto non sia quello di addossare colpe ad uno o all’altro degli attori della relazione educativa (genitori o figli), quanto piuttosto ragionare nei termini di un sistema dinamico complesso, che deve continuamente “costruire” il suo equilibrio, e in cui ognuno degli attori ha una parte di responsabilità. La vera sfida, di genitori e figli, è comprendere quali siano, di volta in volta, le proprie responsabilità e assumerle come obiettivo.

      • carezzadimare ha detto:

        Grazie, la risposta è davvero precisa e non solo che mi piace moltissimo, ma mi aiuterebbe anche ad affrontare alcuni problemi che incontro con alcuni giovani e le loro familie.

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